Dal 13 aprile Blog.lgc Pratiche di Evasione organizza a Terni l’incontro Montaggio Video

Il corso sarà tenuto da Riccardo Tappo, videomaker umbro che ci ha raccontato del suo lavoro, degli esordi e dei suoi maestri. Buona lettura!

IAPPA: Come è nata in te la passione per la regia?

RICCARDO: Credo di aver avuto circa 6 anni, mio fratello aveva un vecchio registratore a cassette. Lo lasciavo spesso in rec, specialmente durante i lunghi pomeriggi con i nonni, poi mi divertivo a riascoltare ed a montare le parti salienti grazie all’uso di un avanzatissimo stereo con due cassette. Quando a 15 anni i miei mi regalarono la mia prima telecamera continuai a fare più o meno la stessa cosa ma con il video. Mi sono sempre divertito un sacco a registrare e rimontare la realtà, facevo un uso documentaristico della telecamera, adottando la tecnica fly on the wall. Nei video finali però, spesso inserivo anche spezzoni di trasmissioni tv, semplicemente per dare un tocco più assurdo alle mie opere (che ovviamente non mostravo a nessuno per paura di essere considerato pazzo). Comunque devo tutto a mio fratello che da buon nerd mi spiegava il funzionamento di tutte le varie apparecchiature.

I: C’è un tuo lavoro a cui sei più affezionato? Se sì, perché proprio questo?

R: Il lavoro a cui sono più affezionato è un lungo documentario che ho realizzato per il Rione Rocca di San Gemini. Purtroppo è stato proiettato soltanto due volte, di fronte ai vari protagonisti e i loro amici, più qualche persona interessata. Il film racconta l’epopea della realizzazione della festa sangeminese in onore del patrono, concentrandosi in particolare sulle vicende di tre protagonisti. L’amore profondo che nutro nei confronti di questo film ha tante ragioni: la commozione che provai nel proiettarlo e nel ricevere i complimenti dei protagonisti, i legami instaurati con i personaggi e con Emanuele Pecorari, il collega con cui ho condiviso questo viaggio. Sono orgoglioso anche di come è stato tecnicamente realizzato, diretto, schietto e sporco. Qualità che sono state riconosciute anche da Moreno Cerquetelli, autorevole giornalista RAI che lo presentò in occasione della prima. È un film che devo guardare almeno una volta ogni sei mesi e ogni volta mi sorprende

I: Oggi grazie ad internet e agli strumenti tecnologici che abbiamo, sembra che tutti, con un telefono in mano, possano improvvisarsi registi e raccontare qualcosa. Sei d’accordo? Cosa ti senti di dire ai molti ragazzi che sognano di lavorare in questo campo?

R: Vengo da una famiglia di ceto medio basso, se faccio questo lavoro è anche grazie all’abbassamento dei prezzi delle attrezzature video. la mia prima telecamera costò un milione di lire, quella che ho oggi solo novecento euro. Si parte sempre dall’improvvisarsi registi ma secondo me solo chi ha una buona base teorica, cultura cinematografica e soprattutto qualcosa da raccontare, riesce a spiccare sulla massa. La pratica si può imparare in poche ore, si tratta solo di spingere qualche bottoncino e girare qualche manopola, ma tutto il resto lo fa la propria percezione del mondo e di sé stessi. Se il tuo io interiore non è ricco, non lo saranno nemmeno i tuoi video. Si tratta quindi di educare l’occhio. Poi certo, attività fisica e spalle larghe aiutano molto se sei un operatore video! 🙂

I: Raccontaci la situazione più assurda o complicata o divertente che ti è capitato di riprendere.
R: Le cose più assurde che un videomaker ha l’occasione di riprendere sono i matrimoni. Anche se non è il tipo di lavoro che preferisco, a volte mi capita di farlo, anche perché devo riconoscere che chi si sposa paga abbastanza bene. Inoltre, sono un’ottima palestra: devi stare sempre pronto, mai abbassare la guardia perché ogni cosa può essere importante, devi ricordarti di essere poetico (cosa spesso molto difficile) ma anche pragmatico. Ad esempio devi riprendere TUTTI gli invitati, perché se te ne dimentichi qualcuno si arrabbiano! Intorno a te sono tutti nervosi e quando smettono di esserlo diventano ubriachi. Infine non manca mai il cugino di qualcuno con la passione per i video che ti fa mille domande tipo: “ma questa fa riprese in 4k? ma gli slow motion? ma perché è così piccola? Io questa la farei dal basso. Chiudi il diaframma!” I matrimoni racchiudono in sé il paradosso di riuscire a raccontare una giornata delirante essendo poetico, pratico e invisibile!

I: Raccontaci del maestro che ti ha insegnato qualcosa di veramente importante per la tua vita.

R: Credo di aver avuto due maestri che mi hanno profondamente influenzato ed ispirato, entrambi conosciuti durante il mio anno di magistrale a York.

Il primo è Peter Cook, il mio tutor. Da lui ho imparato i trucchi del mestiere, è stato un insegnante completo, un gigante di esperienza ed umanità. Credo di non essermi mai sentito tanto orgoglioso quanto il giorno in cui mi disse: “Sono molto contento di vedere il mio nome nei titoli di coda del tuo documentario”.

L’altro è stato Emanuele Pecorari. Per me è stato un grande privilegio lavorare a fianco a lui. Ho cercato di assorbirne il talento innato, il gusto per l’inquadratura e la fotografia ma soprattutto lo stato d’animo che lo porta a concepire il suo personalissimo modo di riprendere. Ora, ogni volta che posiziono il cavalletto, penso sempre: “questa Emanuele come la farebbe?”

I: Una cosa che ti piacerebbe imparare?

R: Ad usare un drone.
Grazie mille Riccardo, continueremo con piacere a seguire i tuoi lavori!